|
|
||
Fatima, duello sul quarto segreto
Un giorno, passeggiando sulla spianata delle processioni, chiusa da architetture mediocri, mi chiedevo perché Maria avesse voluto apparire proprio in questa brughiera carsica, cosparsa di massi erratici, battuta dal vento umido che giunge dall'Atlantico e piega i pochi e stenti alberelli. Il teologo portoghese che era con me mi guardò con un sorriso: «Ma è evidente! La Madonna è venuta qui anche per dare un risarcimento e un conforto agli sventurati che abitano in una terra così aspra e misera!». Aspetto dei luoghi a parte — per continuare il confronto con l'altro luogo più famoso di pellegrinaggio — Fatima differisce da Lourdes per l'oggetto e la conseguenza delle apparizioni. Ai piedi dei Pirenei, la semplicità e la trasparenza sia del messaggio («Preghiera! Penitenza!») sia della messaggera, quella Bernadette Soubirous che è l'incarnazione stessa dei valori evangelici: la povertà, l'ignoranza secondo il mondo che è poi sapienza secondo Dio, la sincerità, l'umiltà, la discrezione. Niente di oscuro, a Lourdes, nessun sospetto di fanatismi o di implicazioni politiche, solo la fede e la speranza di coloro che vi accorrono ormai da un secolo e mezzo, cercando alla Grotta la salute del corpo ma anche dell'anima. Fatima, invece, è un grumo di misteri che oggi — giusto a novant'anni dalla prima apparizione, avvenuta il 13 maggio del 1917 — non soltanto non si sono sciolti ma si ingarbugliano, con polemiche roventi tra i cattolici stessi ed accuse alla Gerarchia, papa compreso, di nascondere la verità. Ma c'è, soprattutto, la complessa vicenda dei «segreti». A Lourdes non ce ne furono, se non quelli affidati da Colei che si definì «l'Immacolata Concezione» a Bernadette, ma che riguardavano lei sola, la sua vita privata. I primi due «segreti» di Fatima furono messi per iscritto da suor Lucia, la sola superstite dei tre veggenti, nel 1941 perché, disse, nel 1917 non sarebbero stati compresi. Quanto al terzo, mise su carta anche quello, ma suggerì che il papa stesso dissigillasse la busta in cui fu chiuso non prima del 1960. Il pontefice di allora, Giovanni XXIII, aprì e lesse ma diede ordine di riporre in archivio. Anche i papi successivi non si comportarono diversamente, alimentando così le voci che in quel «segreto» ci fossero terribili messaggi apocalittici. Il fatto che nella parte nota si affermasse che «in Portogallo si conserverà la fede» fece pensare che si alludesse alla crisi della Chiesa nel postconcilio. È noto, poi, ciò che avvenne con papa Wojtyla: impressionato dall'essere stato colpito proprio un 13 maggio, convinto che la Madonna avesse deviato il proiettile (che fu incastonato nella corona sul capo della statua di Fatima), Giovanni Paolo II approfittò del Giubileo per far leggere dal Segretario di Stato, Sodano, quel mitico testo, attribuendo a sé la profezia di un papa ferito a morte. Il cardinal Ratzinger stese una nota teologica di commento. Non tutti, però, furono convinti: non soltanto tra i lefevriani, anche tra cattolici ortodossi si avanzarono dubbi sul fatto che tutto il testo fosse stato rivelato, sospettando che fossero state celate le parti che annunciavano l'apostasia e la defezione della Gerarchia ecclesiale. A questi dubbi ha dato voce Antonio Socci, attraverso una complessa indagine ( Il quarto segreto di Fatima, Rizzoli). Un altro esperto di cose vaticane, Marco Tosatti, ha pubblicato La profezia di Fatima (Piemme) che, seppur in modo più morbido e problematico, avanza perplessità sulla vicenda. Ai sospetti, anzi alle accuse, replica ora con fermezza il nuovo Segretario di Stato, cardinal Bertone, in un libro-intervista con Giuseppe De Carli, responsabile della struttura Rai-Vaticano: L'ultima veggente di Fatima. I miei colloqui con suor Lucia (Rizzoli). La ricostruzione di Socci è bollata da Bertone come «cinematografica» e le sue sono definite «rivelazioni farneticanti». Com'è ovvio, il giornalista e scrittore non ci sta, afferma che a Sua Eminenza «è slittata la frizione» e impiega termini e toni di durezza inusuale per un cattolico nei riguardi del più diretto collaboratore del papa, pur protestando di farlo per amore della verità e della Chiesa. Una situazione che mette il credente a disagio. Ma, forse, coinvolge gli esperti e non i fedeli: questi continuano ad affollare Fatima, alla pari di ogni altro santuario mariano. Proprio nella crisi del postconcilio, i pellegrinaggi sono i soli a non avere subito flessioni, anzi ad avere avuto un aumento spettacolare della partecipazione. Fonte: Corriere della Sera (13 Maggio 2007)
|
Comparata a Lourdes — circondata da foreste, ricca di acque correnti e di fonti termali, con un clima che attirava qui i villeggianti ottocenteschi, sormontata da un pittoresco castello — Fatima non è un luogo attraente.