Uno spettro si aggira per l'Europa

Avvenire - 08/01/2007 Torna all'indice

La poligamia anche in Italia

L'Italia, e l’Europa, devono affrontare ormai il problema della poligamia e del suo primo affacciarsi nei nostri territori. Ne parlano i giornali, e vi ha fatto riferimento la Risoluzione del Parlamento europeo del 24 ottobre 2006 per chiedere ai governi di difendere la struttura monogamica del matrimonio. In alcuni Paesi come la Francia le convivenze poligamiche crescono, soprattutto nelle realtà nascoste delle banlieue, in Italia già qualcuno chiede con faciloneria che si legittimi la poligamia come si trattasse di folklore o di una questione fastidiosa da rimuovere.
Il problema, in realtà, non è folcloristico né è limitato al profilo giuridico, ma tocca un pilastro della civiltà moderna, non soltanto occidentale. E si manifesta in modo subdolo perché in Europa non si può celebrare un matrimonio poligamico. Alcuni musulmani tuttavia riescono a praticarla di fatto, con convivenze plurime oppure celebrando più matrimoni religiosi, che non hanno rilevanza civile ma consentono in concreto esperienze poligamiche.
La questione non ha nulla a che vedere con la libertà religiosa, o con l’apertura alla multiculturalità. Essa tocca un cardine dei rapporti umani, e investe quel principio per il quale l’uomo e la donna, essendo fatti l’uno per l’altra, uniscono le proprie vite in un rapporto completo, unico, per formare una famiglia e generare altre vite. I credenti cristiani, vedono nel rapporto monogamico il riflesso dell’atto creativo di Dio che in Genesi vuole l’uomo e la donna complementari l’uno all’altra in una donazione piena di sé. Ma questo valore universale parla a tutti gli uomini della vera dignità dell’uomo e della donna che realizzano se stessi in una vita comune aperta alla costruzione del futuro. Immanuel Kant colse la razionalità del disegno divino quando vide nella poligamia la negazione della dignità della donna.
Come altre questioni antropologiche, la monogamia rappresenta un antico traguardo di civiltà, mentre la poligamia resta legata a segmenti d ella storia umana nei quali il dominio maschile si esprimeva dentro strutture sociali arretrate e opprimenti. Non a caso poligamia e promiscuità si accompagnano alle epoche della schiavitù e dei rapporti servili tra uomo e donna. Anche nell’islam, essa ha oggi un posto residuale, è stata abolita in Turchia e in Tunisia, ed è ricordata da tanti islamici come una previsione del Corano connessa a cicli storici superati, come è per la schiavitù o per la pena di morte.
L’Occidente è chiamato oggi a testimoniare il valore del rapporto esclusivo tra uomo e donna e il disvalore di altri rapporti di subalternità. Sono proprio le donne musulmane immigrate nei nostri Paesi, a cominciare dall’Italia, che reclamano provvedimenti e interventi perché la poligamia non si annidi, e non fiorisca, nelle terre dei diritti umani. Sono loro a chiedere, e reclamare, di non essere lasciate sole a difendersi dai matrimoni o dai rapporti poligamici. Sono loro a sottolineare la violazione della dignità femminile che la promiscuità comporta. La donna perde la sua individualità e unicità, diviene un numero tra altri numeri, si trova chiusa in rapporti plurimi governati dall’uomo, è esposta al rischio dell’abbandono che diviene abbandono umano, psicologico, economico, quasi la soglia di un’infamia. Nella poligamia si manifesta una forma di servitù moderna, nella quale naufragano diritti fondamentali riconosciuti alla donna da secoli e dalle Carte internazionali contemporanee.
Non è questa la sede per affrontare le questioni giuridiche connesse alla poligamia, da quella derivante da matrimoni celebrati in Paesi islamici a quella illegale che si pratica in alcuni Paesi europei. Si deve, invece, porre il problema all’ordine del giorno perché, sia nelle leggi che si stanno elaborando, sia con gli strumenti sociali a disposizione, o altri che si possono predisporre, l’Italia rifiuti e ponga argine a una pratica inaccettabile, che ricaccerebbe il mondo femminile in un lontano passato. È un tema ch e non può essere messo tra parentesi, sottaciuto, o lasciato allo spontaneismo sociale. In esso, ancora una volta, i valori antropologici giocano un ruolo insostituibile nell’orientare le leggi, nell’indirizzare l’educazione e la formazione delle nuove generazioni.

Fonte: Avvenire