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CatechesiPensando a voi, carissimi lettori e pellegrini di Medjugorje, in questi giorni del tempo pasquale di passione e risurrezione, mi viene spontaneo immaginare innanzi tutto la grande croce che dal Krizevac svetta sui luoghi ormai a tutti noti della collina del Podbdro e dei villaggi sottostanti, che fanno da corona alla chiesa parrocchiale sempre animata da una viva assemblea di fedeli.Mi viene anche in mente una seconda raffigurazione pasquale. La sera di Pasqua, nella prima apparizione dopo la sua resurrezione, Cristo entra a porte chiuse nel Cenacolo dove sono riuniti gli undici. A loro reca il saluto della pace e subito dopo il dono del perdono. Così disse - come ci riferisce il discepolo prediletto - : "Pace a voi!"; e, poi, aggiunse: "Ricevete lo Spirito Santo; a chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi". Molte volte, guardando i pellegrini nelle assemblee affollate di Medjugorje per l'abituale programma di preghiera dalle ore 18 alle 21, sia dal confessionale che dal luogo della celebrazione, mi sono molto commosso percependo nell'insieme di un evento in sé semplice e nascosto la reale presenza del Signore Risorto, che ravviva la speranza dei suoi discepoli con lo stesso dono pasquale: il rinnovato dono della pace e del perdono. Credo che questi pensieri possono essere condivisi da molti sacerdoti (provenienti da tutto il mondo in gran numero), che come me hanno dedicato molto tempo all'ascolto delle confessioni durante i giorni del pellegrinaggio. In occasione del Festival dei giovani del 2002, dove ero stato invitato da un'associazione a tenere una testimonianza, ricordo, non avendo un gruppo di fedeli da seguire, di aver confessato ininterrottamente per ben sedici ore. Il confessionale di MedjugorjeEbbene, cosa coglie un sacerdote nell'incontro con il penitente?Se la confessione non è superficiale ma è motivata da una profonda consapevolezza, dalle parole del penitente e dal complesso della sua vita intravede l'interiore opera dello Spirito Santo, che tutto rinnova, illumina, fortifica e colma di gioia. Ciò che a mio parere è straordinario nella sua costanza è la consapevolezza che il peccato è un'offesa a Dio, che è Amore e Sommo Bene; di conseguenza emergono il dolore sincero e il dispiacere per non averLo amato. Questo fatto avviene sia nel cuore di persone da sempre praticanti che nel cuore di persone lontane da tempo dalla pratica religiosa o addirittura contrarie ad essa. Mi chiedo: perché ciò avviene così frequentemente a Medjugorje? Penso che ciò sia possibile perché i cuori, all'interno dei propri schemi mentali e della propria abitudine di percepire Dio, colgono una vicinanza che li accoglie ed ama in un modo nuovo, diverso. È la presenza di Maria, che ci porta al suo Figlio mediante la conversione, via alla pace. Infatti la dimensione spirituale, le verità della fede, la legge di Dio ed i precetti della Chiesa a questo punto acquistano una rinnovata e reale consistenza, un nuovo rapporto con la vita di ogni uomo, cioè l'esprimersi vivo di un volto e di una persona, quella di Gesù. La gioia del perdonoA me pare di cogliere in questo complesso di dinamiche interiori l'incontro pasquale del Cristo nel Cenacolo. Quel Gesù che ha parlato di amicizia agli apostoli e che ha donato la Sua vita per amore, ora, mentre ti trovi alla sua presenza nel sacramento, ne parla con te. A te rivolge le parole che disse a Pietro, per rianimare il suo cuore dopo la passione ed il suo tradimento: "Mi ami tu?" Nel colloquio della confessione il tuo dolore, vero quanto i tuoi peccati, sale dall'intimo e predispone all'accoglienza del perdono, che colma di gioia ed induce ad un proposito di amicizia fedele e di coraggioso amore per il tuo Signore.L'opera di MariaFra i tanti ricordi che porto nel cuore voglio comunicare in particolare queste tre esperienze.La prima mi riguarda personalmente. Nel primo pellegrinaggio a Medjugorje nell'agosto del 1985 (si era ancora nel clima del regime e non erano ammesse manifestazioni religiose fuori della parrocchia) mi trovavo nei pressi della Chiesa senza nessun abito religioso e perciò non pensavo neppure di mettermi a disposizione dei penitenti. Ma un responsabile di un gruppo di fedeli mi riconobbe e mi chiese il favore di confessare. Lo feci un po' a malincuore, perché desideravo vivere la mia esperienza, cercando di capire piuttosto dall'esterno ciò che accadeva a Medjugorje. Iniziai tuttavia a confessare e ascoltai tre penitenti. Dovetti interrompere, perché sentii il bisogno di confessarmi a mia volta. La seconda (che per altro ho verificato con diversi altri sacerdoti) è ciò che abitualmente avviene nell'incontro del confessionale al momento stesso dell' apparizione. In quegli istanti, come attraverso un dono speciale dall'alto, al penitente è dato di percepire la verità più profonda riguardo alla propria vita. Questo fatto diventa una consapevolezza luminosa, che apre il cuore ad una semplice e serena accettazione di sé ed orienta ad un gioioso cammino di fede sotto lo sguardo di Maria. La terza riguarda un sacerdote, che ha voluto far dono della propria storia personale a molti confratelli. Ha raccontato le tribolazioni della sua vita e un tratto di cammino lontano da Dio, nella crisi profonda dell' esercizio del suo ministero. Ha aggiunto che la svolta si è realizzata nel confessionale di Medjugorje quando, dopo essersi inginocchiato ed aver parlato di sé al confratello che lo ascoltava, vide scaturire dai suoi occhi sereni un rivolo copioso di lacrime, che scendevano a bagnare il suo abito sacerdotale. Fu proprio nella luce di quel semplice amore paterno e fraterno che ricevette il perdono e riassaporò la gioia della sua prima chiamata. Stupefatto, si accorse che nonostante tutto era rimasta viva. Disse che da quel momento la sua vita sacerdotale cominciò a rifiorire. Don Maurizio Gagliardini Tratto da: Medjugorje Torino Nr. 135
(Periodico del gruppo di preghiera Regina Pacis di Torino) www.medjugorje.it |
