Le apparizioni di Medjugorje (dal 1981 a oggi)


I MESSAGGI DELLA MADONNA

Il messaggio di Medjugorje è solo un eco del vangelo, attualizzato in funzione di una situazione grave, che giustifica queste visite della Madonna.

UNA DIAGNOSI SUL MONDO

Questo messaggio si riferisce ad alcune minacce che verrebbero rivelate con maggior precisione quando si compiranno i dieci segreti.
La diagnosi è sostanzialmente questa: questo mondo si è tranquillamente abbandonato al peccato.
E prepara la sua distruzione: questo è l’oggetto della maggior parte dei segreti.

Tutti allora pensano alla minaccia atomica. É possibile. Ma il messaggio non l’ha precisato, perché essa è solo una delle conseguenze particolari del malessere interno che lacera l’umanità. La nostra era, inebriata dal suo slancio scientifico e tecnico, credeva nella propria infallibilità, capace di risolvere tutti i suoi problemi e di vincere anche la morte. Aveva addirittura pensato che ‘la morte di Dio’ (negato dall’ateismo) avrebbe liberato l’uomo e accelerato il progresso. Ma la padronanza tecnica della materia risolve solo i problemi di superficie e non il problema fondamentale dell’uomo; problema di amore, perché l’uomo è stato creato dall’amore e solo l’amore può costruire e organizzare l’interiorità dell’uomo e dell’umanità. Ma l’amore umano può vivere solo tramite l’Amore di Dio creatore. É un’analisi che non ha niente di ridicolo. Essa conferma e interpreta in profondità ciò che i maggiori esperti internazionali vanno osservando sul nostro pianeta.

I pericoli sono quelli di un mondo dove Dio ha perso il suo posto. C’è, quindi, sempre più scienza e sempre meno amore; più istruzione e meno educazione; più eros e meno agápe; più intensità e meno ordine; più frenesia e meno pace. Corriamo sempre più in fretta, ma verso il vuoto e la morte. Il tasso dei suicidi e delle violenze omicide aumenta. L’aspetto più evidente, è proprio il pericolo della corsa agli armamenti. Gli esperti militari delle due superpotenze non hanno trovato altra formula per garantire la pace che quella dell’equilibrio del terrore’. Ognuno dei due ragiona così: “Se voglio salvare la pace, devo essere il più forte”. Ognuno quindi è condannato a superare l’altro. É una corsa che non può fermarsi. Una corsa folle che moltiplica sul pianeta armi atomiche, batteriologiche, chimiche, che sono ormai sufficienti per distruggere più volte l’intera umanità. Da oltre vent’anni si constata un’incredibile incapacità di realizzare una dinamica di pace e di disarmo basata su altri valori.

La Madonna però parla più della disintegrazione morale che di queste drammatiche evidenze materiali: l’amore, nel senso forte del termine, si indebolisce. Il desiderio sopraffà il dono di sé. Il desiderio di autenticità dispensa dalla fedeltà; la famiglia ne risulta lacerata, e tende a scomparire a vantaggio delle unioni libere, irresponsabili e sterili, il cui numero è triplicato in meno di 30 anni: da 95.000 a 295.000 tra il 1972 e il 1984. Il numero dei matrimoni diminuisce a vista d’occhio. In Francia, 311.701 ricevettero questo sacramento nel 1971. Nel 1983, tale cifra era precipitata a 187.752: circa la metà di meno. Anche il numero dei matrimoni civili è diminuito in modo analogo: da 416.500 a 285.000 tra il 1972 e il 1984. I divorzi invece si sono moltiplicati ancor più rapidamente: dai 30.000 del 1960 si è passati ai 103.000 del 1984. Siamo a circa un divorzio ogni tre matrimoni. ‘Maremoto’, scriveva Marlène Tuininga, in La Vie (28 ottobre 1986, p. 57). Ogni donna francese, nel 1955, aveva in media 2,8 figli e 1,8 nel 1984, mentre il numero dei cani e dei gatti domestici aumenta a milioni, fino a creare seri problemi nelle città. Le vittime sono i figli dei divorziati. Gli uomini, sempre avidi di amare, non sanno più amare. I ‘cattivi amanti’ fanno i cattivi amati. L’autenticità dell’istante prevale sulla fedeltà; le buone intenzioni prevalgono sul desideri di coerenza che costruisce l’avvenire. Tutto questo crea un diffuso senso di malessere, rilevato dalla sociologia. Un recente sondaggio di stampa condotto ‘presso le donne francesi’ ha fornito dati sorprendenti: nella scala dei valori proposti, ciò che è stato messo al vertice dalla stragrande maggioranza non era, come si sarebbe potuto pensare, l’armonia sessuale od altri valori appetibili, ma la fedeltà.

In breve, il progresso sviluppa prodigiosamente conoscenze, tecniche, efficacia materiale, ma trascura l’aspetto umano e soprattutto quello divino, che è la radice profonda dell’autenticità umana. Nonostante la reazione ecologica, esso trascura l’equilibrio, soprattutto quando si tratta dell’ordine morale. E quest’ordine essenziale crolla, più dall’interno che a causa dei molteplici colpi di un’evoluzione accelerata. Il progresso ha dimenticato troppo di mettersi al servizio dell’uomo e di Dio, di edificare il vero ordine umano identificato con l’ordine divino e programmato da Dio, perché l’uomo è a immagine di Dio.

Questo mondo è diventato, quindi, con mezzi terribili, un brodo di coltura dove germogliano disperazione ed esasperazione e, come conseguenza, uno scatenamento di violenza che crea insicurezza. ‘Il progresso’, come si diceva all’inizio del secolo, ha portato in prima pagina fatti nuovi come la droga, il ricatto che paga, i dirottamenti di aerei e la cattura di ostaggi. Le grandi città diventano pericolose. Questo che era un privilegio di New York, ora si generalizza. Molti oggi evitano di uscire di sera e molte vicinanze etniche, a lungo accettate, si trasformano in massacri e guerre sanguinose, in Africa e altrove. Il mondo non sa più da dove viene e dove va'. Avendo perso il senso delle sue finalità, oscilla tra la depressione e la violenza.

IL MESSAGGIO

Il rimedio proposto dalla Madonna non è un miracolo che dovrebbe piovere dal cielo, perché Dio ha affidato questo mondo agli uomini irreversibilmente. Per questo l’ha creato libero, quindi responsabile. Le soluzioni restano affidate a lui. Creato da Dio per trovare in Dio una pienezza d’amore e, quindi, la sua realizzazione, deve ritrovare questa soluzione fondamentale, l’unica in grado di ispirare e di mettere tutte le altre al loro giusto posto: ritorno a Dio, fede, conversione, preghiera, digiuno, riconciliazione e pace. Queste parole chiave del messaggio di Medjugorje ricordano il contenuto essenziale del Vangelo. Le avevamo dimenticate. Bisogna ritrovarne l’attualità luminosa e incandescente nelle nostre vite stesse. Disponiamo dunque il nostro cuore all’ascolto.

Dio

La parte essenziale del messaggio della Madonna, è anzitutto il ritorno a Dio. ”C’E’ UN SOLO DIO” ha ripetuto fin dal 29 giugno 1981. Questa verità trascurata è la chiave di tutto il resto. E la più dimenticata: Dio è il nostro creatore. Egli ci dona l’esistenza stessa. Il Creatore infatti non è colui che una volta ha creato. Egli continua a creare (con lo stesso amore). Se Dio non ci creasse, in questo momento cesseremmo di esistere, come la luce quando viene interrotta la corrente elettrica. Dio ci è più intimo di quanto non lo siamo noi a noi stessi. Ma ci ha creato liberi, pienamente liberi. Possiamo dimenticarlo, opporci a lui. Ma l’uomo che crede di potersi così liberare è come il ramo che volesse separarsi dalla pianta da cui spunta per vivere meglio. Così facendo secca e muore. Dio ci ha creato per amarlo. Ci fa esistere con l’amore. Ci chiama all’amore che non tramonta e che la Madonna ha acceso così bene nel cuore dei veggenti di Medjugorje. Questo spiega la loro gioia armoniosa e la cura che si prendono degli altri, in una vita difficile. Il XX secolo ha visto sparire la direzione spirituale e ha visto prosperare la psicanalisi, fondata sull’appagamento del desiderio elementare. Sogno una psicanalisi fondata sul ritorno a Dio in profondità. É quella che fa i santi, l’autentica profondità e la felicità. Spesso abbiamo paura di Dio, lo fuggiamo, perché non siamo in regola con lui. Senza voler affrettare niente, osiamo preparare questo incontro:
- Signore, abbi pietà di questo povero peccatore che sono io. Aiutami a cambiare vita, perché oggi non ho il coraggio di cambiare.
All’inizio di questo secolo, un medico che la grazia aveva preavvisato, nei suoi ultimi giorni, entrava talvolta in una chiesa e diceva:
- Signore, se esisti, abbi pietà di questo pover’uomo che sono io. E la luce venne.

Conversione

L’invito alla conversione (annunciato fin dall’apparizione del 26 giugno) indica l’atto personale con il quale ci volgiamo a Dio distogliendoci dall’egoismo e dal peccato. Il termine conversione (in greco: metánoia) ritrova il suo significato concreto nel linguaggio sciistico: viene chiamata così una curva che tagli un pendio a 180°. É un dietro front dalla direzione sbagliata verso quella giusta.

Fede

Il ritorno a Dio avviene attraverso la fede. Su questo insistono i messaggi dei primi giorni:
- Sono venuta perché qui ci sono buoni credenti (26 giugno ‘81).
- Beati coloro che non hanno visto e credono (26 giugno).
- Il popolo creda e perseveri nella fede (27 giugno), ecc.

Attraverso la fede, noi aderiamo a Dio, alla sua parola, alla verità. La nostra vita riacquista significato e consistenza; certamente nella notte, ma una notte trapunta di stelle, perché Dio non lascia senza alcun segno chi si fida pienamente di lui. La fede non si riduce a un semplice a tu per tu con Dio, perché Dio è nostro Padre: il Padre di tutti gli uomini. É il nostro Padre ci invita all’incontro con i nostri fratelli, al servizio dei nostri fratelli: quelli che sono lontani; e quelli che sono vicini e hanno fame. Il digiuno, di cui parleremo più avanti, può essere di aiuto. Evitiamo però un’illusione di questi ultimi anni: “Anzitutto la carità, e Dio verrà in soprappiù”. Questa può essere una via eccezionale. Ma la via normale, la via regale è quella di andare a Dio come alla sorgente, perché solo lui può ispirare e creare l’uomo in noi, mentre una carità senza Dio deperisce e si esaurisce. Quando Madre Teresa e le sue suore si sentono al limite delle forze e del coraggio, nel loro continuo ricominciare con i lebbrosi e i moribondi, fanno un’ora di adorazione davanti al SS. Sacramento. Così in essi si rinnova la pienezza della carità che è in Dio. Grazie, Madre Teresa, per averlo ricordato a questo tempo che l’aveva dimenticato.

Preghiera

La preghiera è il linguaggio normale della fede, l’espressione della vita comune con Dio. Essa forma la trama stessa delle apparizioni. I veggenti compresero subito che dovevano pregare per accoglierla o per farla ritornare quando scompariva. Durante ogni apparizione, essi recitano con lei il Pater e il Gloria, che essa intona e loro continuano. Le loro voci che svaniscono durante l’estasi, in quel momento riappaiono, per sottolineare il valore della preghiera con la Madonna. É il punto centrale di ogni apparizione e tutti noi possiamo pregare con la Madonna. A Medjugorje, tutto è cominciato con una preghiera vocale tradizionale: sette Pater, Ave, Gloria e canti conosciuti che la Madonna cantava con i veggenti. La preghiera delle apparizioni sfocia molto rapidamente nella messa che la segue e la completa ogni giorno. La Madonna invita a ritrovare la vera preghiera: la ‘preghiera del cuore’. Jelena ed Ivan hanno ricevuto questa consegna dalla Madonna per il loro gruppo e, più ampiamente, per tutti. La preghiera non è soltanto richiesta, ma scambio con Dio, partendo anche dal silenzio, nel quale ci disponiamo a ricevere Dio nell’intimo, dove egli ci abita e non è un dialogo monotono, ma variato. Negli anni in cui si educava metodicamente alla preghiera, si riassumevano gli atteggiamenti fondamentali nella parola latina ARDOR che caratterizza lo slancio della preghiera:
- Adorare
- Ringraziare
- Domandare
- Offrire
- Risoluzione
É importante comprendere bene e fare propri questi atteggiamenti fondamentali.
  1. Adorazione del Creatore: è l’atteggiamento primordiale e capitale: inginocchiarsi, prostrarsi, con le braccia in croce o con altri gesti che possono aiutare, perché anche il corpo deve umilmente prendere parte a questa comunicazione trascendente.
  2. Ringraziamento: indica un sentimento assai raro quaggiù: la riconoscenza. Il rendimento di grazie deve salire verso Dio, anzitutto per ciò che egli è, e poi per ciò che ci dona. E la grazia che rendiamo a Dio non ci è tolta, ma viene moltiplicata, proprio in forza di questa nuova comunicazione con Dio stesso.
  3. Domandare: è la cosa che ci viene subito in mente quando si parla di preghiera. Ma si tratta più di accogliere il dono di Dio che di chiedere. Bisogna imparare a dirgli: “Signore, cosa vuoi che io faccia? Che mi dici oggi?”, perché lui ha sempre qualcosa da dirci. É il nostro ascolto che manca. La preghiera trova la sua armonia e la sua efficacia quando abbiamo compreso i disegni di Dio sul mondo e su di noi, per quanto grandi siano. In questa illuminazione profonda la speranza non delude.
  4. La preghiera è offerta, dono di sé, disponibilità: la nostra vita, la nostra morte, sono sacrifici insostituibili che nessuno può fare al nostro posto. Tale è il sacerdozio di tutti i fedeli, sia preti che laici. Questa consacrazione termina per ciascuno di noi con l’olocausto della morte, l’ultimo atto, l’atto più prezioso di tutta la nostra vita, perché ci identifica profondamente alla croce di Cristo, e sfocia nel compimento del suo Amore.
  5. Infine, risoluzione: la preghiera non è apparenza, poesia o effervescenza immaginativa su Dio e sull’aldilà. É impegno della volontà radicata in Dio, programmazione illuminata dallo Spirito santo, innesto nelle realtà del nostro mondo.

Il digiuno

E il digiuno? La Madonna ne ha parlato ai veggenti. La parrocchia ha ripreso questa antica tradizione francescana caduta in disuso. Ancora prima che la Madonna ne parlasse, sembra il 3 luglio 1981, Jozo Zovko invitò la parrocchia al digiuno, per vedere chiaro in quegli avvenimenti inattesi. Riferiamo dettagliatamente i messaggi della Madonna su questo punto in Studi medici e scientifici sulle apparizioni di Medjugorje, Queriniana, Brescia 1985, pp. 121-153. In breve: Il 21 luglio 1982, padre Tomislav Vlasic interrogò i veggenti su questo messaggio e annotò così le risposte della Madonna:
  1. Il digiuno migliore è quello a pane e acqua
  2. Il digiuno può allontanare la guerra
  3. Può arrestare il corso delle leggi naturali

Queste due ultime affermazioni possono sorprendere. Richiamano quelle del vangelo sulla fede “capace di trasportare le montagne” (Mt 17,20) e sui demoni che possono essere allontanati solo “con il digiuno e la preghiera” (Mc 9,29). Digiunare! Questa prospettiva spaventa, ma è anche un lieto annuncio. Quando siamo invitati a un pranzo festivo, è una buona notizia, anche se gli eccessi alimentari possono appesantirci. Nel periodo di Natale e di Capodanno ho sentito persone che dicevano: “Meno male che tutti questi pranzi stanno per finire”. Il loro stomaco e il loro fegato non vedevano l’ora di riposarsi. Essere invitati a digiunare è un lieto annuncio e un regalo per molti motivi. É una cosa ottima per la salute. Il digiuno elimina le tossine, brucia le riserve che ci appesantiscono. Coloro che lo praticano regolarmente ne apprezzano i benefici. Si allungano la vita. Ma digiunare a pane e acqua, due volte alla settimana! Non dobbiamo fare niente con precipitazione. Bisogna adattarsi al digiuno e può essere cosa saggia intraprenderlo gradualmente. Può essere ragionevole limitarsi a una volta per settimana, almeno per cominciare. Può essere anche un’esigenza della vita frenetica di oggi, perché il digiuno non si accorda con il forcing, la tensione e l’eccessivo affaticamento. Secondo alcuni sondaggi, fatti in occasione di conferenze, coloro che digiunano una volta per settimana (oltre 100.000, credo) sono nettamente più numerosi di coloro che digiunano 2 volte, e Marija (la veggente), che si era spinta fino a tre volte, oltre a lunghi digiuni prima delle grandi feste, ha avuto difficoltà di salute. Il suo medico e il suo direttore le hanno chiesto di limitare i digiuni.

Il digiuno richiede pace, rilassamento (il che non vuol dire inattività). Spesso è difficile trovare giorni adatti. Inoltre, l’organismo deve adattarsi al digiuno gradualmente e ognuno deve trovare il digiuno che gli consente di essere più efficace nella preghiera, nel lavoro, nei rapporti sociali e nel resto. Il digiuno non deve essere masochismo. Normalmente, non è un giorno di malinconia, né di attività mediocre. L’attività può diventare più calma, un po’ rallentata, talvolta, un po’ disturbata da fenomeni secondari, ma generalmente diventa più efficace.

Possono esistere controindicazioni mediche al digiuno; il prof. Joyeux lo ‘sconsiglia formalmente’ a una madre durante la gestazione o l’allattamento, a un “operaio di fatica in piena attività, a un autista di mezzi pesanti”. In quest’ultimo caso, però, dipende dall’adattamento del soggetto. Il signor Karminsky e sua moglie mi hanno fatto viaggiare per 24 ore in uno dei giorni del loro digiuno, che essi fanno molto radicalmente e godevano di perfetto equilibrio e di padronanza di sé. Ma essi hanno molti anni di esperienza e conoscono le loro possibilità.

Ci possono essere motivi psicologici per non digiunare. Un carattere ansioso si lascia facilmente prendere dall’ossessione di aver fame e non riesce a vincersi. Non avrà benefici dal digiuno e il suo carattere può diventare spigoloso. Non deve provocare tensioni psicologiche, ma prepararsi ad accettare il digiuno, cominciando con tentativi ridotti, cercando di sfruttare tutte le sue possibilità. Chi digiuna regolarmente infatti, non ha fame. Al massimo, a momenti, può provare lievi crampi allo stomaco, ma si tratta di stimoli illusori che spariscono nel giro di pochi secondi, se uno non si fissa su questo incidente di percorso, perché questo fenomeno di natura psicologica si esaspera quando uno ci pensa, e cessa appena il nostro pensiero è occupato altrove.

Per i soggetti fragili e per ragioni particolari il digiuno può subire adattamenti. Ma come? Ad alcuni, il digiuno procura un mal di testa depressivo, dovuto a un fenomeno di ipoglicemia (mancanza di zucchero). In questo caso, bisogna sconsigliare le zollette di zucchero e le bevande zuccherate diventate di moda tra gli pseudo giovani del maggio 1968. Lo stesso vale per l’alcool e per tutti gli altri alimenti artificiali che sono contrari allo spirito del digiuno. Per lo stesso motivo, dobbiamo sconsigliare il caffè, sebbene persone molto stimabili ricorrano a questo integrativo stimolante per riconciliare il digiuno con una vita irrimediabilmente tesa e affannosa. Si tratta però di un caso limite che è meglio scusare che imitare. I più indicati sono i frutti di stagione: nutrimento naturale, povero, economico (come il pane e l’acqua). É un buon mezzo per rimediare al mal di testa dovuto a ipoglicemia e può giovare anche ai digiunatori soggetti a stipsi. In questo spirito, nella canonica di Medjugorje, le suore preparano legumi cotti per coloro che ne avessero bisogno. Non certamente carne, però. Tali adattamenti possono essere una tappa intermedia.

Alcuni compensano queste facilitazioni, per esempio una volta al mese, con un digiuno più radicale, a base di sola acqua. É un digiuno dagli ottimi effetti purificatori per il corpo e per l’anima e alcune persone lo sopportano bene come il digiuno a pane e acqua. É un’esperienza che vale la pena fare una volta o l’altra, se non altro il venerdì santo. Anche questo è un adattamento, ma nel senso del radicalismo. Coloro che provano difficoltà troppo gravi, dal punto di vista psicologico, sociale o altro, per intraprendere il digiuno a pane e acqua, possono fare almeno un digiuno senza carne e seguire con frutto il consiglio di Jelena “per ogni giovedì”: Colui che fuma, non fumi. Colui che beve alcool, quel giorno non lo beva. Gli altri, rinuncino a qualcosa che sta loro a cuore (1° marzo 1984). Digiunare anche di televisione, aggiunge. É una catena che rende incapaci di pregare.

Digiunare è anche astenersi dal cattivo umore e dall’aggressività, è rendersi disponibile per il servizio degli altri. Significa risparmiare risorse per aiutare i poveri e coloro che hanno fame. É stata una delle ragioni determinanti dei grandi digiuni popolari intrapresi due anni fa nelle Filippine.

Ma la funzione primordiale del digiuno è un’altra. Questo vuoto di stomaco apre a Dio, rende più disponibili alla preghiera e procura tempo libero. Nelle famiglie dove tutti digiunano, è un giorno di libertà per la casalinga, che non deve occuparsi di cucinare e di rigovernare. É lo spirito che conta, ma non diciamo, è solo lo spirito che conta, perché la nostra preghiera e la nostra esperienza spirituale abitano un corpo. Ne seguono il ritmo e da esso dipendono. La privazione del corpo può risvegliare la fame dell’anima, come diceva brillantemente Lanza del Vasto nei giorni in cui digiunava a solo acqua: Signore oggi sarai tu il mio solo pane. Il digiuno può essere un buon trampolino per la preghiera e la carità, per la pace e la riconciliazione, perché un digiuno ben compreso è pacificante. Nel corso dei secoli, coloro che hanno praticato un digiuno autentico ne hanno sperimentato i benefici. Esso procura la salute nella libertà e la libertà nella salute, perché la carne è guidata dallo spirito e lo spirito dal soccorso di Dio, dice s. Leone (sermone 1,2). Esso fa nascere i pensieri puri, voglie razionali, consigli salutari (sermone 13,1 ).

Ma più che su questa igiene insiste sull’apertura a Dio e agli altri: Ciascuno riconosca in sé questa condizione di mortale che cambia e perisce e, per questa comunanza di condizione, testimoni al suo prossimo un amore di fratello (sermone 11,1). L’astinenza di colui che digiuna diventa cibo per il povero (sermone 13 ,1 ).

Dal punto di vista pratico e medico, il digiuno a pane e acqua non presenta quasi alcun problema. Ordinariamente non c’è bisogno di farlo sotto controllo medico, come i digiuni totali e prolungati. Ma alcune precauzioni sono necessarie. Il dr. Joyeux le ha indicate in Studi medici e scientifici sulle apparizioni di Medjugorje, Editrice Queriniana, Brescia 1985 (p. 152). Le principali sono le seguenti:
- Non dimenticare di bere almeno un litro e mezzo di acqua nel corso della giornata. É necessario per l’equilibrio e per una buona eliminazione.
- Preferire pane integrale.
Io aggiungerei: non vi rimpinzate di pane. Vi privereste di buona parte dei benefici del digiuno: purificazione del corpo e dello spirito, eliminazione delle tossine e di altri surplus; perdereste infine l’aspetto alato del digiuno che alleggerisce il corpo e l’anima. Ognuno scoprirà il modo di risolvere i piccoli problemi secondari posti dal digiuno. Abbiamo consigliato la frutta per quelli che soffrono di mal di testa dovuto a ipoglicemia. Ma dopo un certo tempo, il corpo, abituato al digiuno, non ne avrà più bisogno. Il digiuno può comportare momenti di depressione passeggera, che fanno provare il bisogno di una siesta riparatrice. A volte è un avvertimento che stiamo vivendo sempre tesi, con il sonno arretrato e ci invita a un supplemento compensatore attraverso il quale si può ricuperare uno stato tonico. Per la maggior parte delle persone, il giorno che segue quello del digiuno è un giorno supertonico; il corpo purificato, riposato e ristorato da questa calma diffusa, riparte in scioltezza a pieno regime... Tocca quindi a voi trovare il modo per fare questa esperienza che migliaia di cristiani hanno scoperto. Non è solo un’esperienza fisiologicamente salutare. Il digiuno ha soprattutto una funzione spirituale, che poggia su basi fisiologiche. Questa privazione scava e risveglia un certo appetito che può essere orientato verso la fame e la sete di Dio stesso. Fa trovare tempo e disponibilità per la preghiera e la carità.

Pace, riconciliazione

Questo insieme ben coordinato, ritorno a Dio attraverso la fede, conversione, preghiera e digiuno porta alla riconciliazione e alla pace: parole chiave del messaggio di Medjugorje.
- Pace, pace, pace! Solo la pace! - ripete la Madonna a Marija, quello stesso giorno, mostrandole la croce di Cristo. Ed essa precisa:
- Fate la pace con Dio e tra di voi.
Ogni apparizione termina con quest’addio pieno di significato:
- Andate nella pace di Dio.
La radice di tutte le divisioni è la rottura con Dio. E’ la ragione per cui siamo spesso lacerati in noi stessi e divisi con gli altri. Ritornare a Dio nostro Creatore e nostro Salvatore, significa ritrovare la nostra unità interiore e la nostra capacità di riconciliare gli altri. Questo può essere un affare di ampio respiro. Spesso si annidano in noi rancori tenaci. Dobbiamo chiedere a Dio, nella preghiera, la guarigione della nostra memoria. É un grande dono spirituale e una liberazione, che ci permette di pregare volentieri per coloro che ci vogliono male, di “amare i nostri nemici”, come dice il Vangelo. Bisogna anche imparare a vedere il bene e scusare il male, in coloro che lo commettono. Secondo il Vangelo, questa è giustizia: la pagliuzza e la trave. É anche un segreto di efficacia spirituale, perché il male si rimedia solo con il bene. Solo facendo leva sui suoi doni e sulle sue qualità ognuno può superare i suoi difetti, che sono anzitutto mancanze e cedimenti. Non mettiamo il carro davanti ai buoi: per essere capaci di riconciliare gli altri, dobbiamo anzitutto essere riconciliati con noi stessi; e per essere riconciliati con se stessi, bisogna essere riconciliati con Dio che fa rinascere le nostre forze e la nostra unità dall’unica sorgente, creatrice della nostra stessa libertà. Questa è l’esperienza vissuta a Medjugorje.

Tutto ciò è solo un richiamo dal Vangelo. La Madonna è venuta per ricordarlo alle nostre orecchie di sordi. E’ un segreto di bene e di felicità. E’ il segreto di ogni guarigione ed è un’urgenza, in un’epoca nella quale il peccato - questa malattia - moltiplica le morti spirituali e corporali. Questa via di verità è profondamente efficace. Il ritorno di tanti cristiani alla preghiera, alla conversione, al digiuno, ha ritardato le sciagure che minacciano il mondo, ha mitigato il settimo segreto che parlava di un cataclisma non ancora svelato, come affermano i veggenti. Per questo il grave messaggio di Medjugorje non è affatto drammatico. I veggenti sono incerti tra due affermazioni, forse complementari tra loro:
- I castighi sono (in parte) inevitabili.
- Il digiuno e la preghiera possono allontanare la guerra e la sciagura.

L’importante è al di là di questa ambiguità. Per coloro che entrano nelle vie dell’amore di Dio, tutto concorre al bene (Rm 8,28) e tutto finirà bene. I veggenti hanno capito che non c’è più nulla da temere. Maria ricorda queste urgenze al nostro mondo in pericolo. Da lei abbiamo avuto il lieto annuncio della nascita di Gesù: il Figlio di Dio diventato suo Figlio (Lc 1,28-35) e quindi uno di noi, nostro fratello. Attraverso questa Madre - la Madre di Dio e nostra Madre - l’Amore divino è entrato nel nostro mondo, nella razza umana. Attraverso questa nascita, l’umanità è diventata virtualmente il corpo di Cristo e un’estensione della Trinità. Eterna società d’amore. Con la sua fede, la Vergine Maria ha teneramente formato il corpo fisico di Cristo e nello stesso tempo ha fondato il suo corpo mistico, di cui è diventata il primo membro. Oggi essa viene a ricordare questo lieto annuncio per un’ora grave: prima che essa venga e perché non diventi un’ora di disgrazia. Il suo appello è stato ascoltato in Iugoslavia, in Italia, in Austria, ecc. Meno bene in Francia, dove la congiura del silenzio e di numerose calunnie si è fortemente radicata. Tuttavia, in Francia, come altrove, l’albero produce solo frutti buoni, che scongiurano le minacce di morte di cui siamo stati avvertiti. Il futuro dipende da noi; tocca a noi agire, tocca a noi scegliere tra le vanità disordinate che ci seducono e Dio; tra l’egoismo e l’amore; tra le nostre preoccupazioni minuscole e l’avvenire dell’umanità; tra le nostre illusioni elementari e l’eterno avvenire di Dio.

Così la verità, morta in molti cuori, diventerà una verità vivente: la verità che salva.

Tratto da: "Breve storia delle apparizioni di Maria a Medjugorje"
[René Laurentin]