Testimonianze da Medjugorje
La testimonianza di Stefania
2 APRILE 2005 - 2 APRILE 2007
Ciao
desidero, nella giornata di oggi, in cui ricorre il secondo
anniversario
della nascita al Cielo del nostro amatissimo Giovanni Paolo II,
testimoniare la mia esperienza, ritornando con la memoria a due anni fa
quando la mia vita di cristiana subì un forte cambiamento.
Nei giorni che precedettero e seguirono la morte del caro Papa, provai
un
fortissimo dolore come, credo, moltissime altre persone. In televisione
si
vedevano continuamente filmati e trasmissioni che lo riguardavano. Ero
costernata, incredula e afflitta: non potevo pensare che quel Papa, che
ci
aveva accompagnato per oltre 26 anni, dovesse andarsene
definitivamente.
Il senso di perdita era insopportabile. Eppure non era la prima volta
che
vivevo un lutto, vent’anni prima avevo perso mio padre e ancora non
avevo
del tutto superato quel dolore (anzi, esattamente un mese prima, nel
20°
anniversario della sua morte, avevo rivissuto tutto il dolore
insopportabile della sua scomparsa).
Ebbene, la prima grazia da me ricevuta (in connessione con la morte
Dell’amato Papa) è stata la definitiva rassegnazione e, diciamo,
accettazione di quel dolorosissimo lutto famigliare. Improvvisamente,
il
dolore per la perdita di GPII era come se avesse cicatrizzato tutte le
altre mie ferite in un colpo solo.
Quel nuovo dolore veniva anche da un senso di rimpianto per non aver
mai
cercato, mentre era in vita, di incontrarlo. Di questo non mi davo
pace.
Non appena seppi che la mia parrocchia aveva organizzato un
pellegrinaggio
a Roma per dare l’ultimo saluto alla Cara salma esposta in S. Pietro,
non
esitai un attimo e mi iscrissi (pur sapendo che probabilmente avremmo
dovuto affrontare ore e ore di coda solo per vederlo pochi secondi).
Nel momento dell'iscrizione sentii un senso di liberazione e pensai:
caro
Papa, anche se in ritardo, sto per arrivare, ti darò l'ultimo
saluto.
Arrivati a Roma, devo dire che fummo graziati rispetto a molti altri,
perchè in poco più di 2 ore riuscimmo ad entrare in S. Pietro e a
congedare il Carissimo papa Wojtyla.
La sensazione vissuta in quelle due ore e mezza di fila fu fantastica:
provai per la prima volta cosa significhi la comunione con gli
altri.
Stare in mezzo ad altre persone che diligentemente, pazientemente e
serenamente (chi cantando, chi col rosario in mano o pregando in
silenzio)
affrontavano un duro cammino spinte dallo stesso obiettivo, cioè
salutare
un’ultima volta il Vicario di Gesù Cristo in terra, fu qualcosa di
toccante e indescrivibile a parole.
Poi finalmente entrai in S. Pietro e lo vidi, là sdraiato così
immobile,
così irreale e così diverso da come l’avevamo sempre visto...
piansi,
piansi, piansi lacrime di tristezza e di liberazione.
Appena uscita, comprai nel primo chiosco fuori dalla Basilica una
corona
del Rosario (non ne avevo mai avuta una) e da là cominciai a vedere le
cose con occhi nuovi (seconda grazia).
Fino a quel momento ero stata una cristiana praticante più per un
senso
del dovere che non per profonda convinzione e desiderio. Avevo
l’abitudine
di andare a Messa alla Domenica, ma una volta uscita non mi sforzavo di
mettere in pratica le parole del Vangelo nella vita di tutti i giorni,
la
preghiera era per me abbastanza rara (pensavo servisse solo per
chiedere
qualcosa nei momenti di bisogno), confessione e comunione due-tre
volte
l’anno. Diciamo che ero stata, fino a quel momento, una cristiana
inconsapevole del prezioso dono che avevo ricevuto col Battesimo e con
gli altri sacramenti e nell’aver avuto un’educazione cattolica;
soprattutto ero ignara dell’amore che Dio ha per tutti noi.
Il mese di maggio 2005 ripresi a partecipare al rosario quotidiano (non
ci
andavo più da quando ero ragazzina).
Contemporaneamente, nei mesi successevi, si intensificava in me
l’interesse per Medjugorje (terza grazia)... volevo saperne di più
su quel
Mistero e pian piano quell’interesse si trasformava nel desiderio di
compiere un pellegrinaggio nell’Oasi di Pace dell’Erzegovina (non
sapevo
ancora che tali sensazioni fossero una chiamata).
Finalmente in agosto 2006 riuscii a concretizzare il mio desiderio e mi
recai a Medjugorje. Anche in quell’occasione, al momento
dell’iscrizione
al pellegrinaggio, provai un forte senso di liberazione e di pace.
Seppi
che è la sensazione comune che si prova quando si dà seguito da una
Chiamata!
Quello che provai là corrisponde a ciò che molti pellegrini hanno
raccontato più volte: un senso di pace indescrivibile, di protezione,
si
avverte la presenza molto intensa della Madonna che là è viva più
che mai
perchè, tramite i veggenti, si manifesta a tutti noi e trasmette i
suoi
messaggi per educarci a mettere in pratica gli insegnamenti del Figlio.
Sono tornata definitivamente trasformata: quel cambiamento, iniziato
grazie all’amato Giovanni Paolo II, a Medjugorje ha trovato la sua
definitiva realizzazione.
Là ho ricevuto varie grazie: una Fede
ancora
più profonda e sempre più consapevole, la gioia della preghiera,
della
Confessione frequente e della Comunione, il desiderio di partecipare
alla
S. Messa quotidiana, la pratica del digiuno.
Là ho avvertito la
bellezza
del Bene e, purtroppo, anche quanto sia forte il male. Nel tempo ho
imparato a non spaventarmi, perchè adesso so che Gesù ci aiuta e ci
dona
tutti gli strumenti necessari (preghiera, eucarestia, bibbia, digiuno,
confessione) per vincere.
Nel frattempo sono tornata a Medjugorje una seconda volta (quando si
torna
a casa è frequente provare una nostalgia fortissima per quell’oasi
di pace
e sentire il desiderio di portare in pellegrinaggio amici e parenti che
ancora non ci sono stati).
A Medjugorje ho capito l’importanza della missione che da più di 25
anni
la Madonna sta pazientemente compiendo allo scopo di risvegliarci e di
aiutarci a rimettere Dio al centro delle nostre vite; ma soprattutto,
ho
finalmente preso coscienza dell’Amore grande, insostituibile e
irrinunciabile che Gesù ha per tutti noi.
Ringrazio il Signore per i preziosissimi doni che mi ha gratuitamente
offerto.
Stefania